HOME Notizie Truffa all’Ue e fatture false per dieci milioni di euro L’inchiesta durata tre anni si allarga in altre zone d’Italia
SAPRI: TRUFFA ALL’UE E FATTURE FALSE PER DIECI MILIONI DI EURO L’INCHIESTA DURATA TRE ANNI SI ALLARGA IN ALTRE ZONE D’ITALIA

Articolo tratto da: "Il Mattino"

Inchiesta impianti di itticoltura, nella caserma della Guardia di Finanza di Sapri sfilano i vertici della politica del Bussento.
Dei 37 avvisi di garanzia consegnati dagli uomini del tenente Manuel Macchiarola, 21 sono diretti ad ex amministratori della Comunità montana del Bussento; gli altri 16 sono indirizzati ad imprenditori, funzionari regionali dell’Ufficio Caccia e Pesca di Salerno addetti alla verifica e ai controlli delle pratiche, progettisti, ditte e rivenditori di materiali, tecnici, direttori dei lavori, commercialisti.
Per la politica locale, il maggiore imputato è il vecchio presidente della Comunità montana del Bussento Romeo Esposito, accusato di presunta corruzione, per aver incassato tre assegni di 12mila euro dall’amministratore della Norith di Policastro.
Gli altri venti amministratori, membri del Consiglio generale, di cui tre sono sindaci (Marilinda Martino, Nicola Tancredi e Giuseppa Vairo) dovranno rispondere dell’assegnazione del lotto n. 5 in località Hangar concesso alla Norith senza procedura di bando pubblico.
Il maggiore imputato della vicenda itticoltura è il 39enne Francesco Vaccaro, amministratore unico della “Norith Srl” di Policastro Bussentino e della “Ittica Alento” di Ascea, due società adibite all’allevamento del pesce. L’imprenditore cilentano, secondo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Sapri, per conto della Procura della Repubblica di Sala Consilina, sarebbe la mente di un vero e proprio sistema di affari illeciti fondato su una connivenza tra imprenditoria, pubblica amministrazione e politica.
Il disegno era quello di ottenere finanziamenti pubblici tramite regione e provincia attraverso iniziative imprenditoriali legati alle sue attività. Un giro di affari costato alle casse dello Stato e della Comunità Europea circa 4 milioni di euro e che avrebbe prodotto fatture false per quasi 10 milioni di euro. Una megainchiesta durata tre anni, che ha registrato all’incirca 150 interrogatori, coinvolgendo una ventina di società (alcune fantasma), con ramificazione nell’intera regione Campania da Sapri ad Ascea, Salerno e fino a Portici ed estensioni anche a Torino, Como e nella provincia di Cosenza. Ottantatre le persone finite nel registro del sostituto procuratore Carmine Olivieri, poco meno di 80 gli avvisi di garanzia spiccati dalle varie Procure.
La vicenda ha inizio nel 2005. Le reiterate proteste di vacanzieri e operatori turistici, a causa del mare sporco, danno inizio alle indagine della guardia costiera dell’Ufficio Marittimo di Scario. Le indagini si concentrano sul fiume Bussento e sugli scarichi dell’impianto di itticoltura che alleva spigole ed orate.
Agli occhi degli uomini diretti dal comandante Antonio Veneroso movimenti di denaro poco chiari, posti al vaglio della tenenza di Sapri. Gli indagati dovranno rispondere di: truffa aggravata ai danni dello Stato e della Comunità Europea, falsità ideologica in atto pubblico, abuso d’ufficio, corruzione e altri reati in corso di accertamento. Avranno venti giorni di tempo per chiarire le loro posizioni ed evitare il rinvio a giudizio.


Policastro Bussentino - Il sogno di allevare spicole ed orate si trasforma in un terremoto giudiziario per la politica del Golfo di Policastro, che incassa anche una delle più grandi sconfitte politiche degli ultimi decenni. Disilluse le speranze di tanti giovani che vedevano nell’azienda ittica alla foce del Bussento la possibilità di trovare un impiego. L’impianto di proprietà della Comunità montana, progettato negli anni 80, completato alla fine degli anni 90, viene dato in gestione alla Norith che per poco più di un anno lo gestisce con una società norvegese. L’opera è costata più di 20miliardi delle vecchie lire, con fondi statali. Pochi i dipendenti occupati, tante le proteste da parte degli stessi dipendenti che non ricevevano lo stipendio. La prima inchiesta guidata dal sostituto procuratore Carmine Olivieri scatta nel 2005 e l’impianto viene chiuso per inquinamenti dovuti agli scarichi nel fiume Bussento. Dopo una serie di vicende giudiziarie la Norith si salva al Tribunale del Riesame. Ma i problemi non sono finiti: l’azienda ittica non paga i canoni alla Comunità montana, costringendo un anno fa la dirigenza a richiedere l’intervento della magistratura per recuperare soldi e riacquisire l’immobile.

Mario Fortunato

News pubblicata il 15-01-2009, letta 37 volte
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